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Torino allo Specchio, generosa e solidale

Quando è andato in pensione, sei anni fa, per Angelo Conti è iniziata una seconda vita. La prima l'ha consumata come giornalista a La Stampa, cronista, inviato per dieci anni a seguire guerre e fatti di cronaca come l'omicidio di Ilaria Alpi. Quella nuova lo vede ancora in giro per l'Italia e il mondo, lunghe giornate in ufficio, dieci ore di lavoro quotidiano, come responsabile operativo della Fondazione Specchio dei Tempi, la fortunata rubrica delle lettere di cui già si occupava quando era in servizio in via Marenco. Niente bocce e pantofole, bar e amici, vacanze e riposo, ma un lavoro da volontario, silenzioso e oscuro, se non fosse per la risonanza che lui stesso gli dà sui social network, perché è giusto che i torinesi generosi sappiano che fine fanno le risorse che mettono a disposizione di chi, per missione, le impiega per aiutare altri torinesi, soprattutto torinesi ma non soltanto, meno fortunati.

Che cosa vuole dire essere responsabile della Fondazione?

"Lavorare per far diventare concreti i progetti che il Cda approva". Consiglio d'amministrazione che è presieduto da Lodovico Passerin d'Entreves, di cui anche Angelo Conti fa parte. I progetti sono quelli presentati da associazioni esterne, o anche da privati, oppure promossi dalla stessa Fondazione.

Il 90 per cento delle risorse della Fondazione è destinato a progetti torinesi, il restante 10 per cento è distribuito tra altre iniziative in Italia e all'estero. Oggi i paesi su cui è concentrata la maggiore attenzione sono Nepal, Birmania, Somalia, Sri Lanka.

"Abbiamo costruito 25 scuole, elementari e medie – precisa Angelo Conti spiegando l'impegno all'estero di Specchio dei Tempi – il nostro sogno è metterle in rete perché i bambini possano dialogare".

Da dove arrivano le risorse necessarie per sviluppare questi progetti?

"Dalle donazioni dei lettori e da beni immobili lasciati in eredità".

I lettori sono sensibilizzati con il lancio di sottoscrizioni per eventi eccezionali ("per il terremoto in Centro Italia abbiamo raccolto 3 milioni e mezzo di euro") o per occasioni ormai consolidate, come le tredicesime dell'amicizia, progetto nato 42 anni fa che consente di elargire 500 euro a 2.000 anziani in difficoltà.

Le eredità che Specchio riceve sono una ventina all'anno, si tratta di appartamenti o palazzi che vengono rivenduti "per trasformare il ricavato in opere di bene".

Complessivamente, tra donazioni ed eredità, Specchio dei Tempi può gestire un badget di circa 7,5 milioni di euro l'anno, almeno questa è la media degli ultimi 5 anni. Una bella somma, grazie alla quale si riescono a mettere in piedi diversi interventi. Angelo Conti riassume i principali in corso: "Stiamo rifacendo due piani del Regina Margherita e doniamo apparecchiature mediche ad alcuni ospedali, tra cui una per la risonanza magnetica a Candiolo. Il progetto affitti mette a disposizione di 3.000 famiglie l'equivalente di un mese di affitto, per far sì che le famiglie possano mantenere la casa ed evitare lo sfratto. Al Moi stiamo sviluppando un progetto di scolarizzazione dei bambini: operatori e docenti intrattengono i più piccoli nel doposcuola, per creare momenti di socializzazione e favorire l'inserimento nella società. Sono già interessati 77 bambini. Un anno fa, quando abbiamo prospettato questo nostro progetto, un dirigente scolastico ci ha guardati come se avessimo presentato un progetto per andare sulla luna. Ma sulla luna si può andare. Facciamo scuola a bambini rom che pur essendo nati in Italia non sono mai andati a scuola. Abbiamo destinato 120 mila euro per favorire l'accesso alle mense scolastiche a mille famiglie". E poi ancora le 200 colazioni al giorno per i poveri che si rivolgono alle Suore Vincenziane di via Nizza 24, e gli alloggi in social housing per bambini, famiglie e ragazze madri. L'attenzione è soprattutto rivolta però agli anziani e ai bambini ("se lavori sui bambini ottieni tanto").

Chi segue sui social i resoconti di viaggio di Angelo Conti è ben informato anche sugli sviluppi dei progetti all'estero, oggi concentrati soprattutto in due paesi: Nepal e Sri Lanka. "Stiamo costruendo tre scuole e un villaggio in una piantagione di cannella. Grazie a un accordo con il governo e i monaci buddisti favoriamo il recupero di una cinquantina di bambine abusate in famiglia". Non soltanto, nel campo profughi di Mosul Specchio ha aperto una struttura per ospitare i bambini fuggiti dall'Isis.

Specchio dei Tempi è un'istituzione che funziona. Non è scontato, in un mondo in cui le operazioni solidali si moltiplicano lasciando però qualche dubbio sul reale impiego delle risorse raccolte.

Angelo Conti spiega perché. "Il torinese medio si fida molto di noi. Siamo trasparenti e seguiamo i nostri progetti fino a quando non sono compiuti. Le tredicesime dell'amicizia le consegniamo direttamente noi agli anziani bisognosi, ci vedono, non siamo astratti e fumosi. La burocrazia è ridotta all'osso e con il nuovo Specchio Point di via Santa Maria abbiamo aperto un canale diretto con la gente, che viene a esporci i propri problemi. E poi siamo concreti: esaudiamo richieste per mille euro al giorno".

La Fondazione Specchio dei Tempi sviluppa operazioni insieme con altre istituzioni?

"Siamo individualisti per poter essere agili. Abbiamo fatto cose con la Caritas, dando un aiuto al Cottolengo, abbiamo restaurato il campanile della Consolata, e non sarebbe toccato a noi, ma sono casi sporadici. Non faremo mai operazioni con le Fondazioni bancarie, che sono più distaccate rispetto ai progetti che finanziano, mentre noi siamo più coinvolti".

Perché Angelo Conti fa tutto questo?

"L'ho fatto per 20 anni e non ho ragioni per smettere. E' appagante poter essere concreti, come per la ricostruzione della scuola di Arquata: ci sono andato una cinquantina di volte, ho trovato mille difficoltà ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Bella soddisfazione, è stato un piccolo successo". C'è anche dell'orgoglio in questo suo senso di appartenenza a una Fondazione "che permette di sognare".

"Fare è importante - aggiunge – e noi facciamo. Ogni giorno aiutiamo una famiglia". Senso pratico e torinesità, ma una Torino ch'a bugia. "Specchio dei Tempi è la rappresentazione di come Torino sa essere generosa. Oggi alcuni dicono di non destinare soldi all'estero, ma per noi è nobile aiutare".

Angelo Conti sostiene che la Fondazione è meglio di Emergency: "Abbiamo costruito un ospedale psichiatrico con 50 posti letto e 60 dipendenti in Somalia". La sanità è uno dei settori su cui sono sempre puntati i riflettori. "In Birmania abbiamo allestito delle cliniche mobili, a bordo di fuoristrada, che curano i malati sul posto". Ma anche a Torino "seguiamo 50 famiglie con malati di Alzheimer".

L'elenco dei progetti finanziati da Specchio dei Tempi sembra non finire, ed è davvero così, ce n'è sempre uno nuovo. Angelo Conti li elenca con soddisfazione: "Abbiamo organizzato corsi anti-panico per bambini di terza media, dopo gli incidenti di piazza San Carlo, focalizzati su attentati e cataclismi. Un altro di giornalismo per aiutare a riconoscere le notizie bufala, uno per badanti. Coordiniamo un gruppo di dentisti in pensione che a Mirafiori Sud curano i poveri, portiamo la pet therapy in case di cura e ospedali, seguiamo gli handicappati mentali nelle scuole, ogni anno organizziamo un concerto di Natale con l'intervento di un grande autore".

La rubrica Specchio dei Tempi nacque nel 1955 per iniziativa del direttore de La Stampa Giulio De Benedetti e del capocronista Ferruccio Borio, come spazio che ospitava lettere dei lettori e iniziative di solidarietà. Ma le sue radici affondano ben più in là nel tempo, anno 1890, quando il giornale si chiamava Gazzetta Piemontese: La Carità del Sabato, era questo il nome della rubrica, l'avevano ideata i giornalisti per raccogliere fondi da destinare a operazioni meritorie.

Dopo la recente fusione tra Repubblica e Stampa Specchio dei Tempi si è sganciato dal giornale che ancora lo ospita e dipende dalla Fondazione Agnelli, "per salvaguardarne la torinesità", precisa Angelo Conti. Per il futuro l'obiettivo è "avere una capacità gestionale di almeno tre anni".

I rapporti con la politica sono di amore e odio.

"Il sindaco Diego Novelli ci odiava, non amava la rubrica delle lettere attraverso cui i cittadini potevano attaccarlo. Ci hanno sempre amato gli assessori al welfare, Antonio Saitta ha un legame attento con noi. Chiara Appendino scrive su Specchio, altri si mettono il paraocchi. In genere i politici più in carriera ci invidiano".

Specchio dei Tempi è davvero lo specchio di Torino. "Sono la persona che conosce meglio la città – ammette Angelo Conti – leggo 50 lettere al giorno e seleziono le cinque che vengono pubblicate". In base a un'indagine Specchio è tre le prime tre cose lette da chi prende in mano il giornale e poi c'è un altro dato che inorgoglisce Angelo Conti: "I torinesi all'estero, dove La Stampa esce con una sola pagina di cronaca di Torino, dichiarano che hanno il polso della loro città leggendo Specchio dei Tempi".

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