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Aslan, il leone che fa avverare i sogni

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"La nostra associazione si chiama Aslan e porta il nome del mio cane, che mi ha dato la forza e la volontà di fare questo lavoro meraviglioso".

Con queste parole Antonia Tarantini chiude il filmato di presentazione della propria associazione di pet therapy postato su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=zff5spz6CVU) e riassume il senso della propria vita, giovane ma già piena di sofferenze e amore, di incomprensioni e successi. Per arrivare a fare quello che ama ha combattuto con la famiglia, imposto le proprie scelte, si è arrabbiata con Dio. Ma ce l'ha fatta.

Sembra di raccontare la storia di una persona matura e non quella di una ragazza di 32 anni che ha ancora tanta strada da fare, ma una strada già segnata dai propri sogni e dalla propria volontà. Ci sono cuore, fegato, muscoli e cervello in questa storia, proprio gli ingredienti delle storie che più ci piace raccontare.

La bambina peperina, curiosa, che ha sempre fatto tante domande e che amava la montagna, non così lontana dalla sua Alpignano, ha studiato al liceo scientifico Darwin di Rivoli e si è laureata con 110 e lode in Scienze dell'educazione all'Università di Torino, prendendo poi la specialistica in Scienze pedagogiche. La massima votazione le ha fruttato il premio Optime dell'Unione Industriale di Torino, riconoscimento che va ai migliori laureati di ogni facoltà. "Ma non andai alla cerimonia di consegna – precisa Antonia – e lo ritirai soltanto in un secondo momento. Ero arrabbiata perché da noi si riconoscono i talenti ma poi nessuno li aiuta. Io avevo bisogno di soldi per il master". All'università Antonia aveva scoperto la pet therapy e aveva deciso che quello avrebbe fatto, nella vita.

Comincia a lavorare in una libreria Mondadori, poi altre occupazioni che le permettono di mettere insieme il denaro necessario per iscriversi al master dell'istituto universitario salesiano Torino Rebaudengo. Oltre al denaro ha dovuto affrontare un'altra difficoltà, la diffidenza della famiglia verso l'idea del suo progetto di vita. Sembrava una cosa un po' vaga, la pet therapy, suo padre non la approvava perché non vedeva un futuro interessante per lei. Ma Antonia, ostinata il giusto, ha vinto anche questa resistenza.

Da sempre ha amato i cani e ne ha sempre avuti, ma ora le serve un cane adatto per i suoi progetti. In un allevamento di Scalenghe sceglie un cucciolo di Golden Retriever che chiama Aslan, come il leone parlante delle Cronache di Narnia. A casa iniziano ad amarlo tutti, Antonia, che sta facendo il master, comincia con lui un percorso di educazione. Non farà in tempo a coinvolgerlo in una vera seduta di pet therapy. "A 6 mesi Aslan ha manifestato le prime problematiche di salute, a 9 mesi è morto per un arresto cardiaco. Eravamo a passeggio papà, io, Aslan e l'altro mio meticcio, Willy, Aslan all'improvviso si è accasciato". Antonia si rende subito conto della gravità della situazione, cerca di rianimare il cane con un massaggio cardiaco. Tutto inutile.

Si apre nel cuore di Antonia una ferita che sembra inguaribile. "Lui era la mia ragione per poter cambiare vita – dice – Aslan, nelle Cronache di Narnia, ha una simbologia forte, rappresenta il Gesù Cristo di quella storia. Per questo mi sono arrabbiata con Dio e sono caduta in depressione".

Un amico buddista la aiuta a uscire da quel pericoloso tunnel. "Mi ha detto: Aslan non ti è stato tolto, ma donato. Ci ho pensato e ho cambiato prospettiva sul significato della sua morte".

Restava una scelta non facile: andare avanti o lasciare? "Mio papà mi incitò a non mollare, altrimenti, mi disse, Aslan è morto per niente. Proprio lui che all'inizio non accettava la mia scelta verso la pet therapy in quel momento mi ha spinta ad andare avanti".

Antonia sceglie un nuovo compagno di lavoro, Noah, altro Golden, che oggi ha tre anni. "Ho portato avanto con Noah quello che avevo iniziato con Aslan". Porta a termine il master alla Rebaudengo, frequenta a Bergamo una scuola per diventare educatrice cinofila, dove si perfeziona al metodo Thinkdog di Angelo Vaira ("approccio cognitivo relazionale"), che l'aveva seguita nella tesi del master in pet therapy.

Antonia Tarantini con Noah

"C'era poco rispetto per il cane, ho visto cani che non stavano bene e quando è così l'animale manda segnali di stress. Invece il cane deve essere coinvolto in base alle proprie capacità e predisposizioni, realizza se stesso e fa del bene agli altri". Ci sono poi regole che è bene seguire nella pet therapy: il cane deve lavorare al massimo un'ora al giorno per non più di tre giorni a settimana.

Tutti questi insegnamenti, queste motivazioni Antonia li ha portati nella sua nuova associazione, Aslan, nata all'inizio del 2015. Nella vicina Cascina Govean di Alpignano si fa educazione di base con i cani, il trampolino di lancio importante è un grande progetto portato avanti con la Fondazione Specchio dei Tempi, 4 zampe per sorridere.

"Ci appoggiamo a Filos Formazione, ente accreditato dalla Regione Piemonte. Collaboriamo per far nascere scuole di formazione per preparare figure che lavorino nelle equipe di pet therapy".

Una doppia attenzione, quella di Aslan: verso i cani e verso le persone che dai cani possono trarre benefici per vivere meglio. Un indirizzo che guiderà l'associazione anche in futuro.

"Aslan dovrà essere sempre più grande e forte – è il proposito di Antonia Tarantini – scoprirà nuovi talenti, persone e cani, da inserire nel gruppo di lavoro, e dovrà far capire quanto è importante tenere in considerazione il cane".

Lei non fatica ad ammettere di essere innamorata del proprio lavoro, che è "passione e ragione di vita". Un mantra contro cui si sono scontrati i ragazzi che da Antonia pretendevano di arrivare prima dei suoi cani. "Ora forse ho trovato il compagno giusto", ammette. Senza dimenticare Aslan, l'amico da cui ha dovuto separarsi troppo presto. "Lui è il motore di ogni mia scelta, della mia vita. E' sempre presente".

Per i corsi di formazione: http://www.associazioneaslan.it/corsi-pet-therapy-torino-2/