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Reynaldi: creme, amore e fantasia

Dalla cucina di casa a uno stabilimento di 7.000 metri quadrati: è la storia del laboratorio di cosmesi naturale di Maria Grazia Reynaldi, che copre un arco di 36 anni. Prima donna italiana a laurearsi in cosmetologia, la dottoressa Reynaldi racconta come è nata la sua attività.

"Vengo da una famiglia di medici e farmacisti – dice – Ho frequentato la facoltà di farmacia a Torino. Nel mio ultimo anno di università la facoltà ha ospitato un corso di chimica dei prodotti cosmetici. Sono stata la prima donna a laurearsi in Italia con una tesi sui prodotti cosmetici con il professor Gianni Proserpio, uno dei padri della cosmetica italiana". Siamo nel 1978/79, la tesi è particolarmente apprezzata perché innovativa.

Maria Grazia si sposa e nascono due figli, Marco e Andrea. Il marito è ingegnere in Fiat, guadagna 120 mila lire al mese, la famiglia fatica a tirare avanti. Lei non può permettersi di fare soltanto la moglie e la mamma. Decide di mettere a frutto il proprio sapere. Sul tavolo della cucina, nella pentola della pasta, comincia a miscelare ingredienti e a produrre creme e shampoo. Li testa su di sè, poi li fa provare agli amici che apprezzano e li acquistano. Arrivano anche le prime richieste dei farmacisti. L'attività diventa invadente, il marito la convince a cercare un locale dove lavorare e vendere i prodotti. Lo trova dietro casa, in via Cardinal Fossati, 350 metri quadrati con laboratorio a vista, anche questa un'idea innovativa. La gente che passa per la strada può vedere nascere le creme, il messaggio che riceve è che in quel laboratorio non c'è niente da nascondere.

"Ho iniziato da sola, mia mamma mi dava una mano" ricorda Maria Grazia Reynaldi. Cresce l'attività, aumentano i prodotti – oggi sono più di 200 – entrano in azienda i primi dipendenti. Laboratorio, produzione, confezionamento, vendita, tutto deve procedere con ordine sotto precise direttive. Nel 1996 entra in azienda Marco, il primo figlio. Laureato in economia e commercio, si occupa di relazioni con i clienti e dello sviluppo dei progetti. Poi è la volta di Andrea, farmacista anche lui, che segue produzione e confezionamento dei prodotti. Poco alla volta entrano anche le due nuore della dottoressa Reynaldi, Grazia, moglie di Andrea, che segue la parte amministrativa e dei contratti, e Laura, moglie di Marco, a cui spetta la logistica. Sono presenti tutte le competenze che servono. E il marito di Maria Grazia? Roberto Piccolo, da quando è in pensione dà una mano anche lui, perché no. Ingegnere, le macchine di confezionamento sono affare suo. La crescita dell'azienda intanto richiede altri due traslochi: il primo, nel 2000, nella zona industriale di Rivoli, su una superficie di 1.200 metri quadrati: il secondo, l'anno scorso, nello stabilimento di Pianezza, molto più grande, 7.000 metri quadrati, più di quanti ne occorrano ora, ma forse adatti in un futuro non molto lontano, ipotizzando una crescita costante dell'attività.

"Siamo un bel team – racconta orgogliosa la dottoressa Reynaldi – guidiamo un gruppo che comprende complessivamente 32 persone. C'è molto impegno dietro a tutto questo, un lungo lavoro, la soddisfazione dei clienti". Clienti che non sono soltanto i privati che acquistano nel punto vendita di Pianezza, dove possono trovare anche la crema fresca di giornata, o nei due negozi di Torino, in via Gramsci 10 e corso Montecucco 59, ma anche aziende che richiedono una linea di prodotti personalizzata. Tra questi la Carli, Eataly, le Terme di Lurisia e alcune aziende italiane che operano negli Stati Uniti. I prodotti Reynaldi non sono presenti nella grande distribuzione ma si possono acquistare anche su internet.

Maria Grazia Reynaldi è un'imprenditrice attenta, seria, scrupolosa. Fa parte dell'Aidda, la sua azienda ha conseguito nel tempo diversi riconoscimenti, tra cui il premio Chiave a Stella dell'Api Torino e la Carica delle 101, con cui il Sole 24 Ore individua imprese a trazione mondiale. Ma è anche una donna impegnata nel sociale. Al riguardo l'impresa più significativa parla africano. Sentite il suo racconto.

"Una decina di anni fa Laura Bonin, suora missionaria della Regina della Pace, mi ha chiesto una mano per dare lavoro a una cooperativa di donne del Burkina Faso che producono il burro di Karitè. Ne ho ordinato 100 chili e mi è arrivato un ottimo prodotto. Da allora è iniziato un bel rapporto con questa cooperativa, Yelen – Noi per voi, che dà lavoro a 25 donne. Ho fatto diversi viaggi in Burkina, a Bobo Dioulasso, portando loro materie prime e soprattutto flaconi, che non riescono a trovare facilmente. Da allora sono nostre fornitrici ma lavorano anche per grosse aziende americane". In collaborazione con le suore della Consolata ha poi avviato in Etiopia un laboratorio di produzione di creme e detergenti, utilizzando l'olio di Noug. In Kenia e in Sud Sudan sono stati avviati altri laboratori dove viene impiegato l'olio di Neem ("ogni regione africana ha il suo olio particolare"). Poi ci sono le donazioni di prodotti per l'igiene personale alle famiglie ospitate al Sermig e a CasaOz, le collaborazioni con l'associazione Pace e Futuro, con Emergency e con la fondazione Crescere Insieme dell'ospedale Sant'Anna di Torino. Lo scorso anno è nato con il Gruppo Abele di don Ciotti un progetto di bellezza sostenibile: sui terreni confiscati alle mafie vengono coltivate piante officinali con i cui estratti l'azienda di Pianezza realizza prodotti che regala a Libera. C'è infine un contatto con il carcere femminile torinese per dare lavoro a un gruppo di donne.

Dopo 35 anni di attività il bilancio è positivo. "Oggi il lavoro è più complesso di una volta – spiega Maria Grazia Reynaldi – le normative sono più severe e bisogna sempre essere aggiornati. Ma siamo in una fase in cui possiamo anche sceglierci i clienti: i più piccoli e rischiosi li lasciamo perdere". Clienti, non i privati ma quelli che ordinano linee di prodotto, che arrivano per passaparola o perché conoscono l'azienda su internet, e comunque tutti vogliono verificare di persona prima di acquistare. "E quando il cliente vede che l'azienda è familiare, è già acquisito. Ha la certezza che non cambia interlocutore ogni sei mesi". L'azienda familiare è bella e ancora più efficiente se si mettono assieme competenze diversi tutte utili, "ma bisogna andare d'accordo". Maria Grazia Reynaldi dice di essere soddisfatta perché dà lavoro a una trentina di persone, e spera che la terza generazione di famiglia, i suoi sei nipoti, dia un contributo un giorno all'azienda. Intanto si studiano, si sperimentano e si realizzano nuovi prodotti, come il bagnodoccia al Moscato, lo shampoo al vermouth e la crema all'olio di nocciole, commissionati dalla Bottega Reale. Provenza docet. E si mettono a dimora erbe officinali in Valle d'Aosta e la menta piperita al Castello di Racconigi.

La dottoressa Reynaldi ha un cruccio: la difficoltà della sua impresa, ma anche delle altre imprese, è quella di reperire personale adatto. "C'è in giro un sacco di gente che lavora male, collegare il cervello con le mani è la cosa più difficile. Servono persone che considerino il lavoro come esperienza fondamentale della vita. Mi auguro che nasca una nuova cultura del lavoro, la gente deve avere il gusto del lavoro ben fatto". E rivolge un invito al Papa: "Dovrerbbe dire che bisogna avere amore per il lavoro ben fatto". L'azienda che dà è giusto che pretenda. "In 35 anni di attività abbiamo sempre pagato il giusto a tutti. Non ci possiamo permettere gente che non sa o non vuole lavorare".

Maria Grazia Reynaldi è contenta di quello che ha fatto. "Ho creato una bella azienda, che dà lavoro a tutta la mia famiglia e a una trentina di persone. Ma non ci siamo arricchiti. Abitiamo ancora nella casa di 35 anni fa, dove producevo le creme nella pentola della pasta". E sul futuro non ha dubbi: "Le mie amiche alla mia età sono in pensione. Io lavorerò fino all'ultimo giorno".