Log in

Giovanni Crivello: "Devo restituire quello che Dio mi ha dato"

"Quando si chiude una porta si apre un portone". Poirino, anno 2001, nella campagna verso Riva di Chieri apre l'Agrigelateria Sanpè, la prima, l'originale, che oggi è diventata un tempio del gelato di qualità, presidio Slow Food, appuntamento estivo per centinaia di persone, teatro di festival e feste, fattoria didattica, meta di comitive turistiche, ma che allora era un capannone enorme dove i primi occasionali clienti, come me, facevano conoscenza con un gelato buonissimo e di qualità, ma dove nei giorni festivi, appena si è diffusa la notizia, si aspettava anche 40 minuti per avere una coppa al tavolo. Giovanni Crivello, artefice di questo fortunato progetto insieme alla sorella Antonietta e al cognato Alfonso Burzio, mi spiegò com'era nata l'idea.

"Lavoravo alla direzione generale della Reale Mutua, a Torino, stavo per diventare responsabile del settore formazione, ma per qualche motivo la cosa non si concretizzò. Fu una grande delusione che mi spinse a licenziarmi".

Non sapeva cosa fare Giovanni, aveva 46 anni e a quell'età non è facile ricominciare. Deciso a mollare tutto, pensò di andare in Ecuador a fare l'insegnante, raggiungendo il suo catechista avuto a Lombriasco, dov'era cresciuto studiando e diplomandosi alla scuola d'agraria. Ma il marito della sorella gli fece cambiare idea. Voleva coinvolgerlo nell'apertura di una gelateria, un'idea che gli frullava in testa da qualche anno.

"Il latte non era più un buon affare, erano state introdotte le quote latte e chi sgarrava rischiava multe salate. Mi convinsi, dissì sì all'idea della gelateria, soltanto se fatta con certi criteri. E non ascoltai il parere di un economista di fama mondiale, che sosteneva che la gelateria è l'unica impresa che va contro le leggi economiche". La sorella Antonietta era d'accordo, nacque così l'Agrigelateria Sanpè che in poco tempo smentì il pessimismo di quell'economista e divenne un luogo del cuore.

"Il problema nostro all'inizio era quello di implodere per il troppo lavoro – ricorda Giovanni – Nessuno di noi aveva mai fatto niente del genere: io assicuratore, mio cognato agricoltore, mia sorella maestra in una scuola materna". Il gelato piaceva e alla gente non importavano queste cose, anzi nemmeno le conoscevano. Arrivavano da Torino, da Asti per mangiare il gelato. "Eravamo inesperti, a volte si attendevano anche 40 minuti per avere una coppa al tavolo. Ma la gente era carina, capiva che stavamo imparando, ci guardava con occhio benevolo e perdonava l'inefficienza".

Passano gli anni, l'agrigelateria ormai è un brand, fa scuola, apre la strada ad altre esperienze di ritorno alla qualità e all'impiego di prodotti naturali, buoni, della propria terra. Giovanni Crivello sente però che è ora di cambiare, subisce il fascino della politica, pensa di poter diventare un buon amministratore per i suoi cittadini. Lascia la gelateria e si candida a sindaco di Poirino, lui che di politica non si era mai occupato. E' il 2014. E' sconfitto per un centinaio di voti.

"I vecchi sindaci si sono coalizzati e mi hanno tagliato le gambe. Mi hanno portato via a tavolino 400 voti, facendo terrorismo politico. Ero un uomo di rottura nei loro confronti, perciò pericoloso. Ho perso per 100 voti e ora sono all'opposizione".

L'insuccesso non ha scoraggiato Giovanni, che si dice disposto a ricandidarsi alla guida di Poirino nel caso in cui l'attuale amministrazione dovesse cadere. "C'è un esposto alla Procura fatto dal segretario capo per il comportamento di un paio di assessori. Se il Comune dovesse essere commissariato mi ricandiderei alle successive elezioni. Se invece l'attuale amministrazione arriverà al termine del suo mandato, allora deciderò in seguito".

Scavando nella storia di Giovanni Crivello si scopre che è un uomo generoso. Ex allievo salesiano, ha adottato a distanza cinque bambini cambogiani e una ragazza orfana, Ranà, anche lei della Cambogia, "intelligente ma senza la possibilità di studiare", offrendo una somma di denaro sufficiente a permetterle di laurearsi. A una sola condizione: che rimanga nel suo paese per mettere a frutto i propri studi e contribuire così alla crescita del suo popolo.

Che cosa fa oggi Giovanni? Lui si definisce un "pensionato atipico", perché percepisce una sorta di vitalizio dall'Agrigelateria, di cui ha ceduto le proprie quote, e dove però va ancora a lavorare quando ha tempo, perché gli piace il rapporto con i clienti. "Mio cognato è un tipo da laboratorio, mia sorella un'organizzatrice. Se ci sono io dietro il banco i clienti sono più contenti".

Ma a 60 anni non gli va di fare il pensionato, né si accontenta del lavoro come hobby. Da tempo sta lavorando, insieme a un socio, a una serie di progetti. Il più vicino a prendere il via è quello che prevede la produzione di un prodotto antizanzare naturale, ricavato da una pianta esotica, che dovrebbe avere un'efficacia di 48 ore e garantire risultati strabilianti. I primi campioni del prodotto dovrebbero essere pronti entro i prossimi mesi. "Allora partirò con una serie di campioni nella valigetta, destinazione Cambogia, per testarne l'efficacia". Questo prodotto dovrebbe avere un doppio canale di diffusione: le farmacie per i paesi europei, Croce Rossa, Missioni della Consolata e Salesiani, a prezzi molto bassi, per i paesi più poveri.

Giovanni, che non si è mai sposato perché "non ho mai avuto la vocazione del matrimonio, e non ti sposi per sistemarti", ritiene di essere un uomo molto fortunato. "Il buon Dio mi vuole bene: che cosa ho fatto per meritare tutto quello che ho avuto non lo so. Ma so che mi è stato dato qualcosa io lo devo restituire, in qualche modo". Da qui la sua generosità, il suo senso di equità. "Non ci possono essere pace e serenità se non c'è giustizia sociale". Sotto l'aspetto economico dice di essere soddisfatto. "Sono sereno, non ho soldi in banca, mai fatto investimenti. Ho comprato case quando mi servivano, ne possiedo un paio e vivo bene con quello che ho".

Qual è il rapporto di Giovanni Crivello con il denaro?

"Il denaro è lo sterco del demonio. Il rischio è quello di lasciarti infinocchiare dal denaro, diventi suo servitore e non padrone, e sei finito. Soltanto se hai un retroterra culturale forte e un grande senso etico hai gli anticorpi necessari per amministrare il denaro senza rischi. Quegli anticorpi ti vengono dalla saggezza, li succhi con il latte materno. Con il denaro ho un rapporto libero, non è mai stata una preoccupazione".

Eppure sogna di arricchirsi.

"Non vedo l'ora di diventare miliardario per aprire scuole in Cambogia".