Log in

Bonfanti, da tre generazioni nella stanza dei bottoni

Quasi nascosta in un palazzotto di via Baltea a Torino, nel cuore del vecchio borgo di Barriera di Milano, vive e prospera, là dove era nata più di 70 anni fa, una piccola grande eccellenza del Made in Italy, emblema del saper e voler fare, di un'imprenditoria tenace e creativa che da generazioni crea e sviluppa un brand che l'ha imposta nel mondo intero. E' la Fratelli Bonfanti, che produce bottoni, fibbie e accessori moda, il cui nome è conosciuto tanto negli atelier dell'alta moda quanto nelle piccole mercerie di provincia.

La storia inizia quando è appena terminata la guerra, nel 1945. Tempi duri, di fame e ricostruzione, ma anche tempi di opportunità per menti fervide come quella di Angiolo Walter Bonfanti, che lavora come rappresentante di bottoni in un'azienda di Settimo Torinese. "Ma nel sangue dei Bonfanti c'è sempre stato spirito imprenditoriale – racconta Serena Bonfanti, nipote di Angiolo Walter, terza generazione al lavoro in azienda – Perché lavorare per altri quando si può fare da soli?".

Detto fatto. Nella casa di via Baltea, dove nonno Angiolo Walter vive con la nonna Rosa Serafino, titolare dell'omonima storica erboristeria di piazza della Consolata, vengono sistemati, sul retro a piano terra, i macchinari acquistati per la produzione dei bottoni. Per tre anni il neo-imprenditore "andava in giro con la Vespa a cercare clienti dal lunedì al venerdì, il sabato e la domenica erano dedicati alla produzione".

Negli anni '50 entrano in azienda altri tre fratelli Bonfanti, Luigi, Ugo e Sirio, e poco alla volta viene conquistato il mercato della sartoria di alto livello. Poi è la volta dei due figli di Angiolo Walter, Mario ed Elio, che hanno respirato bottoni fin dalla nascita. Il primo si dedica alla parte commerciale e amministrativa, l'altro alla produzione. Una macchina familiare perfetta, che funziona in base a meccanismi precisi.

Nel 1969 Mario Bonfanti ha un'intuizione: bisogna conquistare nuovi mercati. Parte con una valigia piena di bottoni per Osaka, in Giappone, fa tappe in Turchia, Libano, Thailandia, Grecia. Una trasferta lunga e costosa, come ammette lui stesso, ma un ottimo investimento: "I clienti acquisiti in quel viaggio sono nostri clienti ancora oggi".

Cresce il mercato europeo, la Bonfanti mette in piedi una rete di distributori che esiste tuttora e che interessa Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Inghilterra, Svezia, Finlandia, Russia. Propri distributori operano a S. Francisco, New York, Monaco, Mosca. Il core business sono mercerie e negozi di accessori moda. In tutto il mondo il brand Bonfanti è conosciuto. I concorrenti in Italia lavorano soprattutto con l'industria della moda, "la nostra specialità – spiega Serena – sono le mercerie. Siamo i più conosciuti. L'ordine medio per cliente è di 800, 1000 euro".

Ma anche le griffe dell'alta moda sono clienti dell'azienda torinese: Etro, Nina Ricci, Escada, Armani, Trussardi, Versace, tutti i più bei nomi apprezzano i suoi prodotti.

Ora siamo alla terza generazione in azienda. Serena Bonfanti è presente dal 2008, si è licenziata dal precedente lavoro per occuparsi degli affari di famiglia. Diversi i suoi campi d'azione: segue la confezione, cerca nuovi agenti, fa visita ai clienti, gestisce ordini e distributori, segue gli agenti esteri. La sorella Chiara, che lavora in uno studio di commercialisti, comincia ad affezionarsi all'idea di entrare a far parte dell'azienda. Chissà che un giorno...

Intanto via Baltea è una fucina di idee, oltre che di bottoni. In accordo con la Giochi Preziosi tempo fa è stata messa sul mercato una linea di bottoni che ha incontrato il favore del pubblico: ne sono state vendute mille scatole. Altro progetto partorito dalla mente di Serena e andato in porto è la Guerra dei Bottoni, gioco ispirato al romanzo di Louis Pergaud e ideato con il contributo dell'artista Paolo Gillone, in arte Jins: gioco fra bambini, bottoni come emoticon – il lampo, la nuvola, il sole – bottoni come simbolo di vittoria. Un progetto che prosegue, altri sono in cantiere. "Mio nonno era un sognatore – racconta Serena Bonfanti – voleva brevettare un sistema per attaccare i bottoni senza ago e filo". Ed eccolo in qualche modo realizzato quel sogno, a distanza di decenni: è il Cucibottone, sistema di cui la Bonfanti è distributrice. Confezioni da viaggio per attaccare ogni tipo di bottone su ogni tipo di tessuto senza ago e filo in meno di un minuto, vendibili anche come gadget personalizzabili.

La Bonfanti non è una realtà chiusa nel suo palazzo. "Ascoltiamo cosa succede attorno a noi", spiega Serena. Contatti con la società e solidarietà sono nel suo bagaglio: ha donato bottoni a CasaOz, con cui hanno creato laboratori e biglietti di auguri per Natale. Ha ospitato per Estate Ragazzi giovani di Barriera di Milano e ha concesso un tirocinio a una donna invalida, partecipa come sponsor ad eventi, ha realizzato laboratori con studenti dell'istituto Santorre di Santarosa, a due studenti del Majorana di Grugliasco, ospitati nell'ambito del progetto scuola-lavoro, ha affidato la realizzazione del nuovo sito internet.

E' un mondo colorato quello che vive in via Baltea, milioni di bottoni che ti sorridono da ogni angolo, dei materiali più diversi, dal nylon al metallo, dal poliestere al cocco, dal corno alla madreperla. Elio Bonfanti crea 200 nuovi modelli l'anno, c'è una stanza ai piani superiori che ospita tutte le collezioni prodotte. Il nucleo di un altro grande progetto, che la famiglia ha in mente da tempo e che prima o poi realizzerà: un museo del bottone.

Intanto l'azienda prosegue l'impegno sui vari fronti, mercati, creatività, ingegno, qualità. Il 75% del fatturato è fatto con l'estero, e c'è ancora spazio. Mario Bonfanti non ha dubbi: "Non esisterebbe la Bonfanti senza l'estero". Perché "va bene la nicchia, ma bisogna andare oltre. Altrimenti la nicchia diventa la tua bara". Ritiene che sia giusta la specializzazione, "ma non bisogna fermarsi, occorre guardare sempre oltre il muro, credere nella moltitudine degli sbocchi possibili". Ha le idee chiare, Mario: "Non si crea il nuovo distruggendo il vecchio, ma non si fa impresa con la filosofia". Senso pratico e capacità di cogliere le occasioni, anzi di crearle. "Ma l'imprenditore deve essere un sognatore".